Arrivare in finale di Coppa Italia è già un merito, vincerla è un doppio
merito, ne sanno qualcosa i rossazzurri Chiricò e Monaco che proprio
con la maglia del Padova la Coppa Italia di serie C l’hanno già vinta
appena due stagioni fa battendo in finale il Sudtirol.
Quel Padova, dopo una stagione tribolata con quattro allenatori in
panchina, da favoritissimo, arrivò al secondo posto con ben 85 punti,
dietro il formidabile Sudtirol che consumò la sua vendetta, e nella
regolar season fu beffato in finale dei Play off dal Palermo.
La storia del Catania è molto diversa da quella del Padova, unica
analogia i cambi di panchina, tre in stagione. Il cammino in
campionato è stato tribolato sì, ma la squadra lotta per evitare i Play
out ed evitare l’onta di non poter partecipare ai Play off, conquistati
grazie a una finale di Coppa Italia, arrivata con tanto merito, ma
anche per una serie assurda di circostanze favorevoli che ha visto il
Catania giocare sempre in casa prima della sofferta semifinale col
Rimini.
Non esiste la controprova, ma per quel che si è visto in stagione, c’è
da giurarci che se il Catania avesse disputato le gare ad eliminazione
diretta fuori casa in finale non ci sarebbe mai arrivato e,
probabilmente, avrebbe avuto qualche punticino in più in campionato.
Insomma, è la classica coperta corta: aver puntato tutto sulla finale di
Coppa Italia, fin adesso, ha pagato e ci auguriamo che possa pagare
fino alla fine.
Il primo atto si disputa allo Stadio Euganeo, impianto sorto vent’anni
fa in sostituzione dello storico e ormai decrepito Appiani, stadio che
sorge alla fine di un lungo viale dedicato all’indimenticabile Nereo
Rocco, uno dei protagonisti del calcio genuino e di altri tempi.
Alla vigilia il Padova parte con i favori dei pronostici, non fosse altro
perché, inserito in un girone più competitivo di quello del Catania, ha
in classifica 66 punti, 29 in più degli etnei. I veneti fino a tre gare fa
2
erano convinti di poter vincere il campionato, poi si sono dovuti
arrendere alla marcia trionfale del Mantova e nelle ultime tre gare
hanno conquistato appena due punti. Insomma, per il Catania appare
difficile uscire imbattuto dal campo, ma anche una sconfitta di misura
potrebbe essere ben accettata, in vista del ritorno al Massimino.
Michele Zeoli, pur consapevole delle difficoltà della sua squadra,
vuol giocarsela, nel tentativo di edulcorare un po’ una stagione
davvero amara per i tifosi rossazzurri. Il Catania si schiera con un 4-
3-3 con Furlan in porta, Curado e Quaini centrali difensivi. Rapisarda
e Castellini sono gli esterni bassi, centrocampo formato da Sturaro,
Ndoj e Zammarini e tridente offensivo composto da Chiricò e
Cicerelli a supporto della punta centrale che è il rientrante Di
Carmine.
In verità, lascia un po’ perplessi il cambio dei due centrali Monaco e
Kontek a vantaggio di Curado e Quaini. Zeoli rimedierà subito a
inizio ripresa sostituendo Curado con l’affidabile Monaco.
Per il Padova, guidato da Vincenzo Torrente, formazione quasi
titolare, ad eccezione del portiere Zanellati al posto di Donnarumma.
Dopo una prima fase di studio i padroni di casa mettono subito le cose
in chiaro: perde un pallone in maniera goffa Ndoj, ripartenza del
Padova, va via sulla sinistra Radrezza, Curado non chiude e lo lascia
crossare, Quaini nemmeno e a centro area è appostato Palombi che di
piatto non lascia scampo a Furlan. Sono trascorsi appena 11 minuti e
il Catania appare già in ginocchio. Il Padova legittima la sua chiara
superiorità al 25’ quando su calcio d’angolo battuto da Radrezza si fa
largo Crisetig che di testa raddoppia. A questo punto il Catania, pur
senza mai tirare in porta, ha il merito di non crollare. Il Padova va per
due volte vicino alla terza rete e al 43’ Di Carmine, finalmente, tocca
il pallone, tira forte in porta, Zanellati respinge, ma alla fine si alza la
bandierina del fuorigioco.
Nell’intervallo avviene qualcosa che non ha niente a che vedere con
la società civile: un centinaio di delinquenti provenienti da Catania
scavalcano i cancelli, entrano in campo e si recano sotto il settore
3
padovano nel tentativo di lanciare petardi e strappare uno striscione ai
tifosi della squadra rivale. La Polizia riporta la calma ma è costretta a
schierarsi sotto il settore dei circa 2.000 tifosi rossazzurri.
Al ritorno in campo Zeoli lascia fuori gli inguardabili Ndoj e Curado
sostituendoli con Welbeck e Monaco.
Intanto, il clima in campo e sugli spalti diventa surreale.
Il Padova, che nel primo tempo ha dimostrato una netta superiorità sul
Catania, va subito vicino alla terza rete, poi, inspiegabilmente, la gara
cambia. Torrente dimostra ancora una volta di avere dei limiti nella
lettura della gara e il Padova, in pieno controllo, anziché affondare i
colpi, arriva al limite dell’area del Catania e torna indietro.
I calciatori di casa hanno il torto di non triplicare e si accontentano
del doppio vantaggio lasciando l’iniziativa al Catania. Al 57’ Zeoli fa
entrare Peralta al posto di Sturaro. I rossazzurri pressano ma non
tirano mai in porta, ad eccezione di un passaggio di destro al 67’ del
fumoso Chiricò al portiere di casa. Al 70’ Zeoli sostituisce Di
Carmine con Costantino, non cambia niente: nullo il primo e nullo il
subentrato.
Al 77’ il colpo di scena, l’arbitro non interviene a fermare il gioco per
un’entrata fallosa di un rossazzurro e i ragazzi di Zeoli conquistano
un corner. Dalla bandierina batte Peralta che dimostra di avere i
“piedi buoni” interviene di testa Monaco e accorcia le distanze.
Immediata la reazione del Padova con un forte tiro di Tardini ben
parato da Furlan. Le due squadre avvertono la stanchezza e il risultato
non cambierà più.
Alla fine, per quel che si è visto in campo e per le occasioni create
dalle due squadre, il Catania ha ottenuto il massimo di quel che
poteva ottenere in quanto il risultato finale lo premia.
Il ritorno al Massimino potrebbe riservarci anche la bella sorpresa di
far vincere il trofeo ai rossazzurri, lo meriterebbero i dirigenti e lo
meriterebbero i veri tifosi, non lo meriterebbero coloro che durante
l’intervallo con il loro comportamento hanno infangato il nome di una
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città. E poi ci chiediamo ancora perché la Lega vieta le trasferte ai
sostenitori del Catania!

Il Padova vince il primo round, ma il risultato finale premiail Catania che adesso spera nell’impresa al Massimino.Arrivare in finale di Coppa Italia è già un merito, vincerla è un doppiomerito, ne sanno qualcosa i rossazzurri Chiricò e Monaco che propriocon la maglia del Padova la Coppa Italia di serie C l’hanno già vintaappena due stagioni fa battendo in finale il Sudtirol.Quel Padova, dopo una stagione tribolata con quattro allenatori inpanchina, da favoritissimo, arrivò al secondo posto con ben 85 punti,dietro il formidabile Sudtirol che consumò la sua vendetta, e nellaregolar season fu beffato in finale dei Play off dal Palermo.La storia del Catania è molto diversa da quella del Padova, unicaanalogia i cambi di panchina, tre in stagione. Il cammino incampionato è stato tribolato sì, ma la squadra lotta per evitare i Playout ed evitare l’onta di non poter partecipare ai Play off, conquistatigrazie a una finale di Coppa Italia, arrivata con tanto merito, maanche per una serie assurda di circostanze favorevoli che ha visto ilCatania giocare sempre in casa prima della sofferta semifinale colRimini.Non esiste la controprova, ma per quel che si è visto in stagione, c’èda giurarci che se il Catania avesse disputato le gare ad eliminazionediretta fuori casa in finale non ci sarebbe mai arrivato e,probabilmente, avrebbe avuto qualche punticino in più in campionato.Insomma, è la classica coperta corta: aver puntato tutto sulla finale diCoppa Italia, fin adesso, ha pagato e ci auguriamo che possa pagarefino alla fine.Il primo atto si disputa allo Stadio Euganeo, impianto sorto vent’annifa in sostituzione dello storico e ormai decrepito Appiani, stadio chesorge alla fine di un lungo viale dedicato all’indimenticabile NereoRocco, uno dei protagonisti del calcio genuino e di altri tempi.Alla vigilia il Padova parte con i favori dei pronostici, non fosse altroperché, inserito in un girone più competitivo di quello del Catania, hain classifica 66 punti, 29 in più degli etnei. I veneti fino a tre gare fa
2
erano convinti di poter vincere il campionato, poi si sono dovutiarrendere alla marcia trionfale del Mantova e nelle ultime tre garehanno conquistato appena due punti. Insomma, per il Catania apparedifficile uscire imbattuto dal campo, ma anche una sconfitta di misurapotrebbe essere ben accettata, in vista del ritorno al Massimino.Michele Zeoli, pur consapevole delle difficoltà della sua squadra,vuol giocarsela, nel tentativo di edulcorare un po’ una stagionedavvero amara per i tifosi rossazzurri. Il Catania si schiera con un 4-3-3 con Furlan in porta, Curado e Quaini centrali difensivi. Rapisardae Castellini sono gli esterni bassi, centrocampo formato da Sturaro,Ndoj e Zammarini e tridente offensivo composto da Chiricò eCicerelli a supporto della punta centrale che è il rientrante DiCarmine.In verità, lascia un po’ perplessi il cambio dei due centrali Monaco eKontek a vantaggio di Curado e Quaini. Zeoli rimedierà subito ainizio ripresa sostituendo Curado con l’affidabile Monaco.Per il Padova, guidato da Vincenzo Torrente, formazione quasititolare, ad eccezione del portiere Zanellati al posto di Donnarumma.Dopo una prima fase di studio i padroni di casa mettono subito le cosein chiaro: perde un pallone in maniera goffa Ndoj, ripartenza delPadova, va via sulla sinistra Radrezza, Curado non chiude e lo lasciacrossare, Quaini nemmeno e a centro area è appostato Palombi che dipiatto non lascia scampo a Furlan. Sono trascorsi appena 11 minuti eil Catania appare già in ginocchio. Il Padova legittima la sua chiarasuperiorità al 25’ quando su calcio d’angolo battuto da Radrezza si falargo Crisetig che di testa raddoppia. A questo punto il Catania, pursenza mai tirare in porta, ha il merito di non crollare. Il Padova va perdue volte vicino alla terza rete e al 43’ Di Carmine, finalmente, toccail pallone, tira forte in porta, Zanellati respinge, ma alla fine si alza labandierina del fuorigioco.Nell’intervallo avviene qualcosa che non ha niente a che vedere conla società civile: un centinaio di delinquenti provenienti da Cataniascavalcano i cancelli, entrano in campo e si recano sotto il settore
3
padovano nel tentativo di lanciare petardi e strappare uno striscione aitifosi della squadra rivale. La Polizia riporta la calma ma è costretta aschierarsi sotto il settore dei circa 2.000 tifosi rossazzurri.Al ritorno in campo Zeoli lascia fuori gli inguardabili Ndoj e Curadosostituendoli con Welbeck e Monaco.Intanto, il clima in campo e sugli spalti diventa surreale.Il Padova, che nel primo tempo ha dimostrato una netta superiorità sulCatania, va subito vicino alla terza rete, poi, inspiegabilmente, la garacambia. Torrente dimostra ancora una volta di avere dei limiti nellalettura della gara e il Padova, in pieno controllo, anziché affondare icolpi, arriva al limite dell’area del Catania e torna indietro.I calciatori di casa hanno il torto di non triplicare e si accontentanodel doppio vantaggio lasciando l’iniziativa al Catania. Al 57’ Zeoli faentrare Peralta al posto di Sturaro. I rossazzurri pressano ma nontirano mai in porta, ad eccezione di un passaggio di destro al 67’ delfumoso Chiricò al portiere di casa. Al 70’ Zeoli sostituisce DiCarmine con Costantino, non cambia niente: nullo il primo e nullo ilsubentrato.Al 77’ il colpo di scena, l’arbitro non interviene a fermare il gioco perun’entrata fallosa di un rossazzurro e i ragazzi di Zeoli conquistanoun corner. Dalla bandierina batte Peralta che dimostra di avere i“piedi buoni” interviene di testa Monaco e accorcia le distanze.Immediata la reazione del Padova con un forte tiro di Tardini benparato da Furlan. Le due squadre avvertono la stanchezza e il risultatonon cambierà più.Alla fine, per quel che si è visto in campo e per le occasioni createdalle due squadre, il Catania ha ottenuto il massimo di quel chepoteva ottenere in quanto il risultato finale lo premia.Il ritorno al Massimino potrebbe riservarci anche la bella sorpresa difar vincere il trofeo ai rossazzurri, lo meriterebbero i dirigenti e lomeriterebbero i veri tifosi, non lo meriterebbero coloro che durantel’intervallo con il loro comportamento hanno infangato il nome di una
4
città. E poi ci chiediamo ancora perché la Lega vieta le trasferte aisostenitori del Catania!