L’importanza di essere Idonea: l’omaggio del figlio Alessandro al compianto attore catanese
Si apre con il brano musicale Iè a terra mia del grande Vincenzo Spampinato lo spettacolo che Alessandro Idonea ha dedicato al padre Gilberto, scomparso nell’ottobre di otto anni fa, un one man show che parte dal rapporto viscerale che legava il noto attore al suo territorio per concludersi, quasi ciclicamente, con un omaggio ai migranti attraverso cavalli di battaglia dell’interprete catanese come Ignazio Buttitta e Renzino Barbera. Del resto, come afferma Alessandro quasi all’esordio de L’importanza di essere Idonea, “papà le storie le sapeva e sapeva raccontarle anche bene.” Ha inizio così un ideale viaggio attraverso le vicende personali dell’attore ma, al tempo stesso, anche un’occasione per percorrere idealmente un iter nella storia del teatro siciliano.
Si parte con l’esordio di Gilberto al Teatro delle Arti della sua città per poi seguirlo nelle tournée estere, tra cui quelle in Argentina e negli Stati Uniti che lo portarono ad esibirsi e a tenere una lezione alla prestigiosa New York University, elogiato dalla penna di Furio Colombo e avvicinato da Anna Strasberg, moglie di Lee, in quanto conterraneo del catanese Giovanni Grasso da lei considerato come il più grande attore drammatico di tutti i tempi.
Attraverso aneddoti ed episodi divertenti della vita, non solo artistica ma anche personale, dell’attore, emerge l’accorato ritratto di una persona autentica, profondamente legata alle proprie origini, rimasta sé stessa sempre, nonostante la notorietà e i contesti illustri in cui ha recitato, dalle pubblicità locali – una su tutte quella contenente il celebre leit motiv “i cosi belli s’ana taiari”, che è finita per entrare nel modo comune di parlare dei catanesi – fino al grande cinema nazionale. Basti pensare al grande successo di Malena di Tornatore accanto a Monica Bellucci.
Il racconto dell’esistenza e della carriera dell’attore si snoda dai palchi siciliani fino a quelli della penisola. Quest’avvincente excursus biografico convive intrecciandosi con quello dei grandi autori dall’attore interpretati, primo tra tutti Nino Martoglio, e con gli episodi poco noti che ne costellano la biografia – come quando al noto autore di Belpasso toccò separare in una lite gli attori Giovanni Grasso e Angelo Musco – ma anche Luigi Pirandello, Luigi Capuana e Francesca Sabato Agnetta, autrice di una delle commedie più rappresentate da Idonea, U sapiti com’è, alla quale si deve di aver insegnato a leggere e a scrivere nientemeno che a Musco. Sul palco viene ripercorsa anche la vita di quest’ultimo, dai tentativi di esportare il teatro siciliano a Milano laddove, a un passo dalla chiusura della tournée per mancanza di spettatori, un articolo scritto dal critico del Corriere della Sera Renato Simoni si rivelò provvidenziale dando nuovo slancio e visibilità al suo lavoro e aprendogli le porte del grande successo, fino alla morte dello stesso avvenuta nel 1937 proprio su un palcoscenico di Milano durante la rappresentazione di uno spettacolo. Altre curiosità vengono, altresì, sottolineate da Alessandro: l’epigrafe sulla tomba di Musco al viale degli uomini illustri fu scritta dallo stesso giornalista che ne decretò il successo. La figlia di Angelo Musco, Franca, allora molto anziana, si commosse al Teatro Vittorio Emanuele di Messina assistendo ad una interpretazione di Gilberto che gli ricordava quella del padre Angelo.
Il figlio d’arte recita alcuni dei monologhi più importanti della carriera di Gilberto alternandosi con il padre che rivive, in modo assai commovente, attraverso le proiezioni di alcune delle sue più celebri interpretazioni, da La testimonianza e poesie tratte da La Centona di Martoglio al monologo delle tre corde di Ciampa in Il berretto a sonagli o quello di Liolà, entrambe di Luigi Pirandello, dal monologo del Principe di Salina a Chevalley ne Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa a quello di don Mariano Arena al capitano Bellodi ne Il giorno della civetta di Leonardo Sciascia che dal 1994 aprì all’attore catanese le porte del grande cinema nazionale con una lunga carrellata di ruoli di mafioso.
Da Catania a Roma e ritorno: l’odissea di Gilberto Idonea lo riporterà in patria nel 2007. L’one man show si conclude, assai sintomaticamente, con Alessandro che reca in mano una valigia di cartone, simbolo del destino di noi siciliani, in giro per il mondo ma recando la nostra terra nel cuore. Esattamente come avvenne nella carriera dell’indimenticabile attore catanese.
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