Maria Iuvara e il suo sogno firmato Pirandello e Garcìa Lorca…
Maria Iuvara, già il cognome a Catania è un’istituzione culturale grazie al fratello Piero, artista eclettico prematuramente scomparso quattro anni fa e che ci ha lasciato un bagaglio culturale immenso. Stesso DNA per Maria che non poteva essere da meno: la riprova di questo? Due film con Ficarra e Picone e diverse apparizione nelle fiction del Commissario Montalbano sono il suo eloquente biglietto da visita confermato dalle sue impeccabili performance sul palcoscenico dove recita da tempo immemore. Una ricchezza per la nostra compagnia Teatro per Passione prima come rapporti umani, sociali e ultimo ma non ultimo professionali. La domanda iniziale è sempre la stessa e posta con tanta curiosità:
Maria quando è nata la tua passione per il teatro?
Senza dubbio è nata da piccolina quando mi divertivo a raccontare storie tristi e mi fermavo appena vedevo mia sorella piangere! Immagina quanto fosse già forte questa passione! Poi ho cercato di far parte di una compagnia ma la vita a volte non ti dà la possibilità di realizzare i tuoi desideri, almeno nell’immediato. Così solo in età adulta, circa quarantenne, il mio desiderio ha preso forma e dopo aver contattato il professore Spampinato sono riuscita a frequentare una scuola di recitazione inserendomi nel mondo del teatro e realizzare finalmente il mio sogno! Sai in quale ruolo ho esordito? Facevo la mamma di Giufà con Antonio Pitalà e non ci crederai ma mi ha scelto in maniera meritocratica perché ha preferito me al posto di una raccomandata che non sapeva recitare. Da allora non mi sono più fermata.
Cosa significa per te calcare le scene di un palcoscenico?
Il tutto si traduce in emozione, tantissima emozione…soprattutto quando entri nel personaggio e cerchi di trasmettere la medesima emozione al pubblico e quando riesci provi davvero una forte gioia dentro.
Qual è stato il ruolo che ti ha impegnato di più e che ti è rimasto dentro?
Diversi sono i ruoli che mi hanno davvero impegnata. Di certo preferisco quelli drammatici e facendo teatro dialettale mi è rimasto dentro A Za Gati nella commedia “U sapiti com’è”.
Il sogno più bello che vorresti realizzare come attrice?
Non ho dubbi: poter fare un lavoro di Pirandello! Un bel personaggio sempre drammatico ovviamente, ma non mi dispiacerebbe anche qualche personaggio di Federico Garcìa Lorca ad esempio nella “Casa di Bernarda Alba”. Questo perché mi sono rimasti dentro piccoli ruoli di questi autori che facevo durante il corso e chissà un giorno se quest’altro sogno si realizzerà…
Cosa aggiungere? Diceva Socrate ognuno ha dentro il proprio daimon e Maria non fa eccezione e lo dimostra ogni volta che calca le scene trascinando il pubblico in scroscianti applausi: tutti meritati.
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