Argento, storia di un loser: l’esordio al cinema del produttore e autore Fabrizio Ferrara.
Fabrizio Ferrara mi parla con occhi appassionati del suo amore per la settima arte. E’ reduce del successo della sua opera prima, il cortometraggio Argento che lo scorso settembre ha ricevuto due importanti riconoscimenti al Cyprus International Film Festival dove ha rappresentato la nostra nazione, portando a casa una menzione d’onore e l’Audience Award Certificate. Il film, per la pregevole regia di Massimiliano Russo, è stato scritto e prodotto proprio da Ferrara che, animato da inusitato amore per il cinema, ha finanziato la messa sul grande schermo di una storia che narra di un adolescente alle prese con la pressione di riuscire ad ogni costo in campo sportivo.

Com’ è nata la tua passione per quest’arte?
Raccontare storie che possano essere di aiuto e trasmettere un messaggio agli altri è stato quasi un istinto che mi ha accompagnato da sempre, fin dall’ adolescenza, ma solo intorno ai 25 anni, maturando, quasi magicamente, ho individuato nel cinema l’arte che più di tutte potesse costituire il canale espressivo a me più consono.
Quali sono i maestri artistici a cui ti ispiri?
Da questo punto di vista i miei riferimenti sono certamente Paolo Sorrentino, il regista Richard Curtis, autore del mio film preferito che è Questione di tempo, e il direttore della fotografia britannico Roger Alexander Deakins (Le ali della libertà, Dead Man Walking.) Tuttavia, ad essere sincero, non saprei scegliere uno solo fra grandi maestri cinematografici.
Quali sono le tue ispirazioni e i temi che prediligi nella scrittura?
Sono interessato a raccontare storie che hanno al centro l’uomo, argomenti che potrebbero essere definiti come antropologici. In particolare, si tratta sempre di storie sul rapporto tra l’identità individuale ed il contesto in cui tale io vive, sul modo in cui l’uomo si rapporta al sociale, a quel mondo che inizia a delinearsi fuori dalla sua dimensione personale quando egli inizia a crescere. Mi concentro soprattutto su situazioni quotidiane su cui amo gettare lo sguardo.
Perché hai scritto Argento? Cosa intendevi comunicare con il tuo film?
Volevo raccontare la straordinarietà di chi arriva in seconda posizione nella vita. In questo senso l’argento del titolo rappresenta, non solo in ambito sportivo ma, in generale, nella società, un simbolo della condizione di tutti coloro i quali arrivano secondi in ciò che fanno. La seconda posizione può apparire controversa ed interessante e può offrire un’occasione di riflessione: essa si può, infatti, considerare, a ben guardare, anche come la prima degli ultimi. Rinunciare a sgomitare a tutti i costi per mettersi in mostra, per porsi sotto i riflettori, a volte può essere la scelta migliore, a mio parere. Vi sono molteplici esempi di personaggi che incarnano pienamente questa condizione. Tutti conosciamo, ad esempio, Usain Bolt o Marcell Jacobs, ma nessuno sa chi è arrivato dopo di loro nelle performance sportive, seppur a pochi decimi di distanza. Io ho voluto raccontare proprio questo: la straordinarietà di chi non arriva in cima ma vi si avvicina molto, pur avendone le potenzialità. Il mio è anche un messaggio di coraggio per tutte queste persone.
Da cosa è nato e perché questo titolo?
A dire il vero, mi ha molto colpito ed ispirato la storia di Tyson Gay, corridore statunitense quasi destinato ad arrivare sempre secondo nelle competizioni. La sua storia è molto singolare: egli ha effettuato miglioramenti progressivi ma, nonostante gli sforzi, non riusciva a trionfare in prima posizione. Il ritiro del suo più acerrimo rivale gli ha fatto sperare di poter finalmente vincere ma Bolt, quasi inesorabilmente, lo ricacciò al secondo posto e da lì ebbe inizio, purtroppo la sua spirale di droga e devastazione privata.
Quali sono i tuoi prossimi progetti artistici?
Ne ho diversi, perché continuo spesso ad inventare e scrivere soggetti ispirati, in modo più o meno velato, a ciò che mi succede nella vita oppure a ciò che mi raccontano gli altri. In particolare, ho in mente un giallo ed un thriller, sempre nella forma del cortometraggio. Il mio punto di partenza è l’osservazione di qualcosa di semplice o banale che si trova sotto i nostri occhi ogni giorno, ma che viene da noi vista con uno sguardo diverso.
Non mi resta che augurare all’autore e produttore di continuare a coltivare la sua passione regalandoci opere cinematografiche che consentano di andare oltre la superficie e, attraverso il canale visivo, leggere tra le pieghe del reale per cercare un senso e svelare ciò che vi è al di là del visibile.
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