Bellessere e benessere nel mondo onirico di Jean Calogero in mostra all’ Istituto di Incremento Ippico
E’ visitabile fino al 7 giugno presso l’Istituto di Incremento Ippico per la Sicilia la mostra dal titolo Bellessere è benessere, vernissage, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Catania, la Fondazione Salute e Cultura e l’UNICEF, che consta di un gran numero di tele del pittore castellese, il cui focus è proprio l’intuizione della giornalista Tiziana Rasà, che dell’evento è anche organizzatrice, in merito alla centralità del cavallo nell’ opera di Jean Calogero.
Uno spazio anti-convenzionale quello scelto che si apre all’arte e alla cultura dimostrando che queste ultime possono dilagare in tutti i settori e i luoghi, anche quelli non delegati per diffondere messaggi di benessere, per l’appunto, e verità.
“Quando dipingo mi metto davanti alla tela ed è come se mi chiudessi in una bolla di cristallo. Comincia un viaggio attraverso l’immaginazione e non so dove mi porterà.” Così descriveva il pittore il suo stesso atto creativo.
La memoria emotiva, le suggestioni suscitate dai luoghi visitati, l’immaginazione e il sogno sono alcuni dei temi centrali nella pittura del maestro catanese le cui opere rappresentano un vero e proprio iter nell’interiorità, tra visioni e fantasmagoriche creature annoverandolo tra gli esponenti del surrealismo, anzi, per dirla con le parole di Leonardo Sciascia, “un surrealista quale poteva nascere in Sicilia, uno che sfugge alla vita reale.”
Un pubblico attento e scelto di visitatori ha potuto apprezzare tra le alcove dell’Istituto opere che colpiscono l’inconscio, originali composizioni di cavalieri e manichini, singolari nature morte o paesaggi fantastici in cui si mescolano pesci volanti, figure umane, mare e cielo fusi insieme in un crogiolo quasi metafisico e surreale eppure, al contempo, fortemente realistico.
Calogero valica, infatti, il reale e la materia per scavare al di là della stessa e svelare la verità, pur attraverso il materico, la forma, il plastico. Corpose pennellate con accostamento di colori brillanti in reciproco contrasto come il rosso, il giallo e il blu compongono un cielo-mare o mare-cielo laddove terra e acqua si fondono all’ aria e il cielo diventa mare in cui nuotano pesci di enormi proporzioni con la stessa leggiadria con cui si librerebbero nell’aria lievi volatili. In questo mondo fantastico tutto è possibile, avvolto in un’atmosfera onirica e fantastica che appare, tuttavia, al contempo, tangibile e concreta. Anche il cavallo, leit motive, elemento ricorrente del percorso pittorico di Jean Calogero, non fa eccezione e, come sottolinea sul numero di febbraio 2025 la studiosa Tiziana Rasà, tale figura “emerge da giochi di luci e ombre, chiari e scuri, bianchi e neri, velature nelle quali possiamo rintracciare i cavalli che giocano un fraintendimento onirico con il mito platonico [..]”
Rimandi al mito, dal cavallo di Troia al cavallo alato Pegaso, a figure simili ad amazzoni con le maschere sul viso, il destriero ritorna nell’opera del maestro Calogero come una cifra stilistica imprescindibile dal forte valore simbolico.
Opposizioni e forti contrasti, com’è stato del resto il percorso artistico di Calogero a metà tra la formazione nel contesto internazionale, come quello di Parigi che considerava la sua seconda casa, e la relazione indissolubile con la sua terra di origine, la Sicilia, Acicastello dove decise di vivere fino alla morte. Una Sicilia sempre evocata e mai riproposta in modo scontato o realistico sicché i faraglioni o il Duomo convivono in modo del tutto antitetico ai riferimenti geografici ridisegnando una vera e propria topografia dell’anima scritta con gli occhi del cuore, della nostalgia e della memoria.
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