Se oggi il Sommo Poeta tornasse a percorrere i gironi della sua voragine infernale, probabilmente resterebbe sbigottito non tanto dalla tecnologia, quanto dalla pervicacia con cui l’essere umano ha raffinato i propri egoismi.

In questo inizio di 2026, la “selva oscura” non è più una foresta intricata, ma un groviglio di schermi retroilluminati, bilanci bancari e silenzi colpevoli.

Dante Alighieri, l’architetto dell’anima, vedrebbe un’umanità che ha trasformato il peccato in uno “stile di vita” e il vizio in un diritto inalienabile.

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Il Truman Show dell’Inferno: i peccatori dell’Immagine

Dante dedicherebbe una nuova, sterminata sezione ai “Narcisi del Display”.

Coloro che vivono sui social network, postando ogni istante — dal pasto al lutto, dall’intimità alla preghiera — trasformando la propria esistenza in un reality perenne.

Sono le anime che passano di festa in festa, di evento in evento, come se la vita fosse un palcoscenico senza fine.

Per il Poeta, questo è il peccato di chi ha barattato l’essenza con l’apparire, vendendo la propria intimità al pubblico ludibrio per un pugno di “like”.

Il contrappasso: Questi dannati sarebbero costretti a vivere in una teca di vetro trasparente, illuminata da fari accecanti (i nuovi “fochi” infernali), costretti a sorridere in eterno davanti a una telecamera che non trasmette nulla, mentre le loro grida di dolore vengono trasformate dal sistema in cuoricini digitali che non danno alcun calore.

Vivrebbero la solitudine più assoluta pur essendo osservati da tutti, prigionieri di un Truman Show dove non esiste via d’uscita.

Il Tradimento della Famiglia: la Lussuria dell’Ego

In un’epoca di consumismo sfrenato, Dante sarebbe feroce con i traditori del vincolo coniugale.

Non più solo i lussuriosi trascinati dalla bufera, ma chi distrugge il nucleo familiare per puro narcisismo.

Oggi il tradimento è facilitato da algoritmi e giustificato da una cultura che mette l’ “io” davanti al “noi”.

Per Dante, chi rovina una famiglia per un capriccio egoistico tradisce non solo il partner, ma il futuro dei figli.

La loro pena? Essere legati a specchi che riflettono solo la loro immagine distorta, mentre intorno a loro le grida di chi hanno ferito risuonano come un vento gelido.

Gli “Arripudduti” e la Sindrome di Mazzarò

Scendendo tra gli Avari, il Poeta troverebbe gli “arripudduti”.

Persone che hanno accumulato ricchezze, ma che sono rimaste culturalmente e spiritualmente indigenti.

Accanto a loro, i moderni Mazzarò, che accumulano proprietà senza mai goderne, dimenticando che la ricchezza rimane sulla terra.

Dante li vedrebbe affannarsi a proteggere tesori di sabbia che si sgretolano tra le dita, tormentati dalla consapevolezza che hanno sacrificato l’unica cosa eterna — l’anima — per ciò che è destinato a marcire.

Il Vuoto del Sacro e il Delirio dei Quarantenni

Un’intera zona sarebbe riservata alla totale mancanza di fede religiosa. Non un ateismo intellettuale, ma un nichilismo pigro che ha svuotato la società del senso del sacro, portando alla scomparsa di tradizioni, comunità e di tutti quei lavori e mestieri che ruotavano attorno alla cura dello spirito.

In questo vuoto si muovono i quarantenni in fuga dalla maturità: individui che dimenticano le responsabilità per scimmiottare l’adolescenza.

Sono i genitori che affidano i figli alla tecnologia (“tata di silicio”) per non essere disturbati nei loro svaghi mondani.

Dante li condannerebbe a restare intrappolati in corpi che invecchiano mentre sono costretti a giocare a giochi infantili che non danno più gioia, simbolo di un’età che non sa più farsi esempio.

Malebolge: Tuttologi e Giovani senza Pane

Nelle fosse della Frode, regnerebbero i tuttologi, coloro che inquinano la verità con superficialità acquistata a buon mercato online. E infine, uno sguardo dolente ai giovani che hanno barattato la cultura — il “pane degli angeli” — con la viralità di un video su TikTok. Se per Dante la conoscenza era l’unica scala per il Paradiso, oggi vedrebbe intere generazioni scendere verso l’abisso dell’ignoranza, convinte che la vita sia un frame di quindici secondi.

Conclusione: Il Ghiaccio dell’Indifferenza

Il viaggio di Dante si chiuderebbe nel ghiaccio del Cocito. Ma oggi, quel ghiaccio sarebbe alimentato dall’indifferenza: verso il coniuge, verso i figli, verso la propria cultura e verso Dio.
Il messaggio del Poeta per questo 2026 è un monito: l’Inferno non è una minaccia ultraterrena, ma la forma che diamo alla nostra vita quando smettiamo di amare qualcosa che sia più grande del nostro piccolo, insaziabile ego. Uscire a “riveder le stelle” è ancora possibile, ma richiede il coraggio di spegnere lo schermo, rinunciare alla festa e riaccendere finalmente la coscienza.

In ultimo, viviamo l’epoca della polarizzazione, ogni opinione deve scontrarsi con l’altra senza alcuna volontà di trovare una soluzione comune, condivisa. Quasi che il bene stia sempre e solo da una parte ed il male dall’altra. Ma questo Dante lo sapeva già, e ci ha già categorizzato come Guelfi e Ghibellini. Quasi che sia un peccato mortale non appartenere ad una delle categorie.